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Blue_Angel e Articus vi danno il benvenuto nel mondo di Punto A Capo. Questo forum è nato per unire le passione di più persone diverse, 5 amici, 5 vite, 5 unicità che cercano di convivere e ci riescono anche alla grande in questo mondo virtuale e reale. Condividete con noi i vostri penseri e la vostra unicità .
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BlueAngel
Che dire di Blue_Angel..ovvero me..sono una ragazza molto disponibile ad aiutare, dolce, simpatica e in gamba, ama la grafica, la musica, la lettura, e si diverte con gli amici (specialmente Articus) a passare giornate assieme a chiaccherare, a vedere film , in giro a farfe shopping..insomma..a spassarsela..spero vogliate conoscermi meglio e instaurare una bella amicizia.
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Articus
Ecco qui l'altro founder del forum..di lui bisogna subito esplicitare che è soprannominato NanoMalefico, però nonostante questo con chi vuole è molto dolce e disponibile, si diverte a prendere in giro specialmente me..con battutine sarcastiche ma è anche un cucciolotto morbidono che riempie di attenzioni chi secondo lui se lo merita o ne ha bisogno..comunque non prendetelo come un angioletto perchè è molto molto cattivello con le persone che lo conoscono poco..hihi.
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Espongo qui ciò in cui consiste il club del forum.
Si scrive un racconto sulla base di una scelta categorina che viene decisa ogni settimana, dopo aver postato il proprio racconto gli altri utenti possono votare e commentare il vostro racconto e voi potete fare lo stesso per i racconti postati dagli altri utenti del forum.
Ogni mese sarà premiato con una targa l'utente che ha scritto il racconto migliore e verrà esposto in bacheca. Spero vivamente vogliate dar sfogo alla vostra fantasia e condividere con noi la vostra bravura.
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I miei commenti
Sete di sangue
Il mio cuore batte all’impazzata, il vento mi si fredda sul viso, sono qui in mezzo ad una stanza semibuia, la cui unica luce è data da una piccola luce caduta in terra, la finestra spalancata. Tutto è distrutto e il suo corpo giace a terra in una pozza di sangue, le mie mani hanno impugnano un coltello, le mie mani hanno conficcato la lama fredda nel suo esile corpo, dieci forse quindici volte. La mia mente era altrove, non capivo che cosa stava succedendo, sentivo le sue urla di dolore, vedevo i suoi occhi implorare pietà , le sue braccia arrancavano nell’aria, io continuavo a colpire indisturbato, la mia mente era offuscata, non capivo niente, sentivo solamente un’enorme eccitazione scorrere nelle mie vene, la voglia di sangue aveva invaso il mio corpo e si stava riversando su quella povera ragazza che non aveva nessuna colpa se non quella di aver detto di no ad un mio invito.
Si era aggrappata al mio collo, piangendo di dolore, ululando, ed io freddo ed impassibile non mi fermavo, le sue unghie si erano conficcate nella pelle, il sangue mi scorreva lungo tutto il petto e quello della ragazza aveva schizzato tutto il muro circostante, ero completamente immerso nel suo sangue, scorreva a fiotti sul pavimento, il suo corpo un ammasso di carne massacrata, le mie mani stringevano ancora il coltello quando la giovane esala il suo ultimo respiro sussurrandomi uno scusa, ma io sono un killer, non provo sentimenti oltre la rabbia, l’odio e il desiderio di vendetta, il suo scusa non mi è servito anzi è stato un momento in più della vita di quella puttana. Visto che la mia anima è a spasso nel cupo inferno.
All’improvviso mi desto e mi ritrovo nella stanza dei un motel in cui mi sono rifugiato per questa notte, sono tutto sudato, apro la finestra l’aria notturna mi fredda il calore a dosso, ripenso al sogno, un altro di quei sogni- realtà che invadono le mie notte, credo che ormai mi perseguiteranno per tutta la vita, ho ucciso troppa gente, così tanta che non sono degno di essere a questo mondo, ma io sono sempre stato così, freddo, distaccato, violento e vendicativo.
Mi dolgono i denti, me li assaporo con la lingua, c’è rimasto ancora un po’ il sapore del sangue, il dolore passa.
Lei s’è meritata quella fine, doveva dire di si e doveva scopare con me senza fare troppe storie, invece ha voluto fare la preziosa ed io con il sangue negli occhi dalla rabbia le ho massacrato quel bel corpicino che mi faceva girare la testa. Ma adesso non voglio pensare a lei, torno a dormire. Perché adesso è l’unica cosa che posso fare, la cena è appena finita.
Sangue. Sangue che scorre su di uno specchio distrutto, la mia mano che stringe un ciuffo di capelli biondi increspati di sangue, i capelli sono attaccati ad una testa penzolone, e ad un corpo accasciato. Lei è svenuta, non urla, non piange, niente. Ed io finalmente appagato, la mia sete di vendetta, di sangue, di uccisione è stata ripagata.
Il suo corpo ignudo era di fronte a me, l’ho presa e l’ho sbattuta contro lo specchio, sul suo viso angelico ha iniziato a scorrere sangue, senza lasciarla andare rompo una sedia e inizio a percuoterla con un gambo, la sua schiena si curva e le sue grida di dolore percorrono tutta la casa, io continuo, la butto per terra e la riempio di calci, mi avvicino al porta coltelli e ne afferro uno a caso, la mia mano inizia a sferrare colpi su colpi e la ragazza nemmeno mi guarda, non urla più, io sferro ancora una decina di colpi, il suo corpo si sta distruggendo, il sangue mi schizza sul viso ed io sorridente mi lecco le gocce sulle labbra.
Avevo sete.
Una sete di sangue insaziabile.
È morta finalmente, io allora mi chino su di lei e la dissanguo, i miei denti aguzzi penetrano la sua soffice pelle, mi sento rinascere, la sua vita sta scorrendo dentro di me.
Tu sei morta, io tra una notte sarò di nuovo in giro a cercare una bella fanciulla a cui prendere la vita, per salvare la mia.
È buffo ma vivo di sangue.
E ne vivrò per l’eternità .
La mia vita è senza fine.
BlueAngel
Parole sussurrate da
PuntoACapoForum

Scritto alle
21:49
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I miei commenti
[By Articus] __Don't Copy__
Legato al culto di Dioniso, in Atene abitava un sacerdote molto stimato per le sue capacità di mediazione tra la terra ed il cielo e molto rinomato e temuto per le sue conoscenze in ambito magico.
Esso era sposato con la pudicissima Irene, legata al culto di Artemide cui aveva fatto voto di castità .
Lui, aveva, però, brutta fama di essere un beone che perdeva ogni freno inibitore quando diventava ubriaco, stato che lo rendeva violento e spietato.
Nessuno, però, aveva mai osato avvicinarsi a lui in queste condizioni nè aveva mai osato rinfacciarglielo per paura della sua reazione.
Si dice che una volta, durante un rito, divenì più ubriaco di quanto lo stesso Dioniso non fosse mai divenuto: fu in quella occasione che con cattiveria e ferocia inaudita violò la moglie, che vide infranto il suo voto.
Artemide, infuriata che un sacerdote, che dovrebbe essere modello di temperanza nonostante il Dio adorato, fosse caduto in uno stato di vergogna tale da dimenticarsi il principio della moglie: ella lo maledì affinchè il suo seme si fosse sterilizzato e fosse incolto come la trista pianura che precede l'Ade.
Dioniso, risentito che uno dei suoi sacerdoti fosse stato maledetto per avere eseguito egregiamente il suo lavoro scaricò la sua ira sulla moglie Irene, imponendole di rimanere incinta ogni anno e sempre con un uomo o con qualsiasi altro essere vivente diverso dai precedenti.
Nato il primo figlio, Erioumios, ogni anno Irene fu colta da una sorta di _sfrenatezza_ che la portò a essere paragonata alle Menadi: ciò le fece concepire di trenta figli.
Solo 5 di essi sopravvissero: il primo Erioumios di trent'anni, che crebbe in prestazioni fisiche ed in nobiltà d'animo, la graziosa Chloe, che irradiava tutti col suo solare sorriso da ventenne, lo spiritoso Enagonios, abile negli sport dell'atletica e del pugilato, Xenios, colui che riusciva a far amicizia con tutti nonostante avesse solo 6 anni, 10 meno del fratello Enagonios, e Erinys, di soli due anni: il suo nome le fu dato ingratamente dal padre sceso in un'altra delle sue ebbrezze.
I figli crebbero nel terrore delle ire del padre e della tristezza della madre.
Generalmente, però, era lei a scaricare la tensione creata dal padre con l'infinita tenerezza che solo una donna che ha pagato col suo stesso corpo per un errore del marito.
Nonostante l'amore dimostratogli dalla moglie, il sacerdote Meilichios, ormai sessantenne, provava un enorme ed egoistico disprezzo per la sua vita e per la sua famiglia, fatta eccezione per il primogenito Erioumios cui aveva insegnato tuto ciò che sapeva.
Il suo odio verso le sue antiche ricchezze, ora sperperate in futilità e vizi non gli permettevano una vita senile agiata come l'aveva sempre sognata, la sua prestanza fisica gli avrebbe concesso ancora ben poco tempo da vivere, nonostante avesse cercato con tutti gli incantesimi che conoscesse di preservare la sua bellezza e le sue capacità .
Meilichios decise di varcare la dolorosa soglia del tempio del suo Dio, deciso a porgli una sentita domanda.
Come da rituale prese un montone, lo immobilizzò con corde, lo sventrò con un coltellaccio, lo stesso con cui gli recise il vello che stava ancora gridando agonizzante.
Gli recise la carne viva dallo sterno all'inguine, ne estrasse gli organi vitali e ne fece confluire i liquori in una coppa d'oro.
Recitata una abituale formula attese il movimento delle fiamme che illuminavano la notte e l'apparizione della divinità .
Il contenuto della coppa vibrò al canto di disperazione del vecchio sacerdote, che stava impiegando un grande quantitativo di energie per l'evocazione.
La sua domanda fu accolta con un benevolo ma sinistro sorriso del Dio, che apparì di fronte al vecchio suo ministro, inginocchatosi faticosamente.
- Dimmi, fedele servitore, che spesso mi sei seduto alla destra, che hai visto tanti dei miei piani e che mi hai aiutato in gandiosi e gloriose imprese: come potrei rispondere ad una così sentita chiamata? -
Il sacerdote, un po' imbarazzato di fronte al suo protettore, prese vigore al pensiero di una svolta importante nella sua vita.
- Potente nume, grandioso Re dell'aspetto più importante della vita di noi mortali e di voi rispettosissimi dei, a te siano porte le mie lacrime: ho pagato a grave prezzo una mia mancanza.
Impotente di generare una mia prole, fatta la fortunata eccezione del mio primogenito, ho visto imbelle il corpo della donna che amavo strappatomi dalle braccia per essere usato e profanato dagl uomini e dalle creature più disparate.
La mia vita si è trasfigurata in un palcoscenico di orrori e di spiacevoli fatti che mi hanno spinto ad immergermi nelle Arti più Oscure, per vendetta, rimorso e odio.
Aiutami, o tu che sai cambiare inevitabilmente e piacevolmente i destini degli uomini, rendimi un Dio! -
A questa strana e singolare richiesta il Dio non potè che corrucciare la fronte interrogativamente.
- Capisci, grande imperatore delle gioie dei veri maschi, la mia richiesta?
Donami l'Immortalità , scaccia la Morte da qualsiasi mia azione.
Rendimi la mia Giovinezza e la Bellezza, allontana la Vecchiaia dal mio filare del destino.
Concedimi la Ricchezza, perchè possa avere ogni cosa che io desideri.
Infondimi il Potere su ogni popolazione, su ogni gente, su ogni specie vivente.
Accendi in me la Magia invidiabile anche a uno di voi olimpici perchè possa essere ineguagliabile in ogni arte! -
Il Dio riflettè pochi secondi, e con sicurezza scandì crudeli condizioni.
- Sai cosa vuoi, nobile mortale.
Stimo fortemente la tua determinazione: il tuo segno rimarrà in eterno: in eterno vivrai, la tua bellezza verrà con te, sarai ricoperto di averi ovunque tu vada, e le genti tutte che toccherai inchineranno il capo.
La tua magia rimbomberà nei secoli -
Felice, il sacerdote si rialzò con meno fatica di quanta ne abbia atta per inginocchiarsi, ma il suo entusiasmo fu frenato all'istante.
- Sai che però ogni cosa ha un suo prezzo, e più la cosa è preziosa, più il prezzo... sale -
- Tutto quello che vuoi, forza vitale che scende inibendo ogni male! -
- Tua moglie ha trascorso la vita con te: togli la vita a tua moglie e la Morte ti ignorerà come se fosse stordita.
Voglio i tuoi figli, giovani, ricchi di doti, potenti e carichi d'amore e di magia: le doti che mi avrai chiesto saranno tutte tue.
Non voglio, però, tutti i tuoi figli.
Voglio risparmiare Erioumios, il tuo prediletto.
Lui diverrà un mio sacerdote, e mi servirà tanto fedelmente quano tu hai fatto nella tua vita.
A lui insegnerai tutte le tecniche magiche che hai appreso e che apprenderai, e di lui farò una divinità -
- Anche di me farai una divinità , sommo imperatore delle danze? -
- Coi doni che ti offro tu osi chiedermi di divenire una divinità ?
Potrai, sì, divenire una divinità , se vuoi, m in cambio chiedo la schiavitù assoluta del tuo primogenito figlio.
Su di lui vorrò l'assoluto potere: conrollerò i suoi pensieri, le sue azioni e sarà mi compagnao di letto qualora ne volessi abusare.
Lui è mio schiavo, ma tu una divinità -
Il vecchio riflettè a lungo sul da farsi.
L'unica cosa che gli era rimasta era questo figlio, l'unica cosa che lo manteneva in vita.
Erioumios, quella stessa notte, ignaro delle avventure del padre, che nel frattempo offriva il suo stesso corpo al Dio pur di risparmiare quello del figlio, si recò al tempio della divina Artemide.
Con le stesse procedure del padre, sacrificò un animale, attese l'intervento divino e riuscì a vedere esaudite le sue preghiere.
Quella notte Erioumios ottenne una fiaccola accesa di un fuoco che non si poteva spegnere.
Fortunatamente, se così si può dire, Hermes corse velocemente verso Artemide e il ragazzo per avvertirli della scena del sacerdote e della sua scelta finale.
Dioniso, quella sera, era molto felice.
Vedeva davanti a sè una folla impazzita di folli Menadi e di Satiri invasati e di sacerdoti ubriachi che danzavano sensa ordine alcuno.
L'orribile dio si voltò verso il suo nuovo servo, un uomo dai tratti, seppur molo giovanili, deturpati da orribili ricordi, e gli impose di portare altro vino a quel dio che rispondeva al nome Meilichios.
Esso spiccava per lucentezza e bellezza, ma, nonostante un dio, era detestato dal figlio Erioumios.
Alla vista del suo tanto amato figlio, il neo - dio cercò di assalirlo dalla gioia con un'eccitazione carnale esagerata.
Quello che l'ignaro dio non sapeva è che stava assalendo la persona sbagliata.
Il vero Erioumios, protetto dalla benedizione dei veri olimpici, se ne stava nascosto dietro il pozzo attorno a cui tutti danzavano.
Avvicinatisi al tal pozzo, Artemide rivelò le sue sembianze, prendendo il posto del falso Erioumios.
Quel poco di lucidità fece capire al dio di essere stato imbrogliato.
Fu così che ella gettò Meilichios dentro il pozzo, dove trasformò il vino in puro alcol.
Presto accorse il vero figlio, che lanciò al suo stesso interno la fiamma sempiterna.
Il pozzo fu richiuso dalle forti braccia dell'uomo e dalla divina potenza della dea, assistiti dalle fragorose risate del meschino Dioniso.
- E' vero, è immortale, ma soffrirà in eterno, madre.
Lui ha tolto il sorriso a voi per tanti anni, e in una sola nottata la vostra vita e quella di voi fratelli e sorelle.
L'alba Artemide ha reso il vino infinito del Dio Dioniso in infinito alcool che arderà in eterno, distruggendo ogni minima colpa di quel verme.
Solo quando rimarrà l'unica anima, allora l'anima verrà bruciata e deturpata dalle fiamme -
Disse l'uomo agli spettri della sua famiglia, vendicati e liberi di ascendere ai Campi Elisi governati da Crono.
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